FA DI TUTTO PER ASSOMIGLIARMI TANTO, VUOLE AMARE COME ME

Leggevamo da Peppi questo buffo editoriale di Franca Sozzani. Roba che a confronto Il mio amico della Tatangelo pare esempio di originalità straordinaria.

Abbiamo così deciso di commentare (e siamo in attesa di approvazione) citando un estratto dal seguente capitolo. 

 

 SULLA POESIA SARTORIALE

 

  … Non ho finito con la poesia sartoriale…

  Per una transizione naturale, la cosa mi porta a parlare adesso degli invertiti.

Gli invertiti hanno avuto e hanno ancora, sulla moda, molta più influenza che i massoni sul radicalismo, o i domenicani sul Fronte Popolare.

  L’invertito è il nemico della donna, ma nello stesso tempo è ossessionato da lei.

Quando la donna è stupida, vede nell’invertito un individuo debole, buffo e poco pericoloso; quando è intelligente, trova in lui qualcuno che intuisce le sue intenzioni, che la comprende, che l’ascolta; e siccome ogni donna, stupida o acuta, va matta per la pania dei complimenti, e soltanto i pederasti sanno modellare le lodi e hanno l’impudenza, o la cattiveria, di lanciare l’elogio eccessivo, le donne sono le loro vittime designate. Sono sempre pronte a crederci, e li adorano; d’altro canto, quelli parlano lo stesso linguaggio acuminato, sottinteso, pieno di frecciate atroci e di un’ipocrisia che confonde. Gli invertiti non arretrano davanti a niente.

  Gli invertiti stanno sempre ai piedi delle donne:”Tesoro, bellezza, angelo mio, mia adorata…” Ritengono che non sia mai abbastanza; lo stesso le donne. Quelli passano attorno al loro collo delle ghirlande di complimenti, delle collane di lusinghe fiorite, con cui le strangolano. Le loro belle amiche sono in estasi: le donne non si vestono per piacere agli uomini, ma per piacere ai pederasti, e per stupire le altre donne, perché a loro piace quel che è soverchio.

  – Sono deliziosi! Hanno tanto gusto!

  Hanno il gusto di gradire le sopracciglia depilate, dopo essersi assicurati che ciò procura alle loro rivali l’aspetto d’un vitello, i capelli dorati, neri alla radice, le scarpe ortopediche che le trasformano in inferme, il viso pieno di unto fetido che disgusterà gli uomini. E se riuscissero a fare loro l’ablazione del petto, trionferebbero, Giovenale, trionferebbero!

  Quante ne ho viste morire di donne giovani, sotto l’influenza ingegnosa, inebriante, dell”’orrenda checca”: la morte, la droga, la bruttezza, la rovina, il divorzio, lo scandalo, nulla è esagerato per annichilire la concorrenza e vendicarsi della donna. Gli omosessuali vogliono essere donne, ma sono donne allo sproposito.

  – Sono deliziosi!

  Per trionfare su di loro, le seguono come un’ombra, dovunque, tranne a letto; le checche si fanno decoratori, parrucchieri, arredatori, sarti soprattutto. Le precipitano in un’eccentricità mortale, in un loro inferno artificiale; in fondo all’abisso vedo tutte le mie belle amiche di ieri: Béatrix, Florimonde, Clarissa, Barbara, posso nominarle, contarle, ahimè non sulle dita.

  Quando dico pederasti, parlo dello spirito della pederastia, che è molto più esteso, poiché tutti noi conosciamo eccellenti padri di famiglia, che coccolano i neonati, che fanno tappezzeria ai balli, che cercano un buon partito per le figlie, e che non sono altro se non degli invertiti inconsapevoli. Guardie del corpo mondane, animatori della decadenza, sono i microbi di quella epidemia incantevole, gli ispiratori dei cappelli davvero calunniosi, gli elogiatori di abiti importabili, i commentatori chiacchieroni e artificiosi dei tacchi-trampoli,

i propagatori virulenti dei mobili imbottiti di raso bianco. Sono i soli uomini a cui piacciono il belletto e lo smalto per le unghie. Formano l’esercito maldicente e sottile di cui i pederasti cinici, barbuti, sporchi, dal ciuffo unto, dalle dita rosicchiate, dalla dentatura verdastra, non sono che gli esploratori; non hanno i gusti d’avanguardia di quella vecchia guardia, ma garantiscono il collegamento tra essa e la donna; creano l’atmosfera. E il loro miglior veicolo è la poesi
a sartoriale.

 

Tratto da CHANEL di Paul Morand (titolo dell’opera originale: ‘L’Allure De Chanel’; 1976, Hermann-Paris).

Il libro è l’insieme di racconti della stessa Coco fatti a Paul Morand in un albergo di Saint-Moritz nell’inverno del 1946, ritrovati poi da Morand dopo la morte di Madame C. e pubblicati.

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