OLALA’

Nessuna obiezione, Parigi è sempre chic! E, in quanto tale, un po’ ti condiziona.

Un gran bel fine settimana.

Cena con i cognati parigini e le (bellissime) nipoti. Tre bicchieri di vino et voilà, ho messo in pratica tutto il francese imparato in otto anni di scuola. Tanti complimenti per la buona pronuncia, però mi sono detestato, chè sono uno di quelli che quando si esprime in  francese tende a infrociarsi ancor di più. Per non parlare di quegli ‘olalà’ che esclavamo ogni qual volta riuscivo a terminare un concetto (giuro che non so da dove mi siano venuti, mi odio ancora adesso).

E poi le passeggiate, le mostre, Canal St. Martin (quello di Amélie), il Marais in pieno Pride, lo shopping in un affollatissimo Hermès con una orientale paffuta che speronava chiunque al grido di ‘agenda! agenda! agenda!’.

Parigi è sempre chic! E, un po’, ti condiziona.

Così, domenica pomeriggio, ho deciso di affrontare il viaggio di ritorno indossando camicia bianca, jeans scuro, giubbottino blu  e cardigan grigio appoggiato sulle spalle. In fondo si trattava di resistere tre ore (tra check in e volo) e poi ero certo del fatto che, in quel di Malpensa, Ale e Laura (non smetterò mai di ringraziarvi) avrebbero apprezzato la mia scelta.

E invece:

_decollo ritardato di un’ora

_nubifragio su Milano e dintorni

_40 minuti di panico, urla, nuvole nere, fulmini, vuoti d’aria a ripetizione

_atterraggio a Orio al Serio

_più di due ore chiusi dentro l’airbus in attesa che il comandante decidesse del nostro destino

_altre tre ore al posteggio dell’aeroporto in attesa di un bus che ci portasse a Malpensa

Insomma, dovevamo atterrare alle otto di sera. Siamo arrivati a Varese alle quattro e un quarto del mattino.

Camicia bianca, jeans e giubbottino leggermente stropicciati, cardigan grigio ininterrottamente sulle spalle.  

Perchè Parigi è sempre chic e, in quanto tale, un po’ ti condiziona.

Olalà.

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